La normativa italiana sugli appalti pubblici è affidata al decreto legislativo del 12 aprile 2006 n. 163, ed alle successive direttive comunitarie assorbite come rettifiche (2004/17/CE e 2004/18/CE, fonte EUR-Lex). In esso vengono regolamentati i contratti stipulati tra le stazioni appaltanti, gli enti aggiudicatori ed i soggetti aggiudicatori, che hanno per oggetto l’acquisizione di servizi, prodotti, lavori od opere.
Come funzionano gli appalti pubblici?
Gli appalti pubblici sono contratti a titolo oneroso, ed i soggetti che stipulano per iscritto questi contratti sono, dal lato della domanda: le amministrazioni dello Stato, gli enti pubblici territoriali, gli altri enti pubblici non economici, gli organismi di diritto pubblico; le associazioni, unioni, consorzi o simili, costituiti comunque dai precedenti soggetti. Dal lato dell’offerta, i soggetti sono quegli operatori economici che offrono, ovvero si candidano, per eseguire un lavoro, garantire un servizio o fornire dei prodotti.
L’ente aggiudicatore determina i criteri di selezione delle offerte prima di avviare le procedure di affidamento dei contratti pubblici, i quali vengono affidati al soggetto più indicato, che darà il via ai lavori solo dopo che sarà stata verificata la correttezza di tutta la procedura di affidamento. Sono però esclusi da questo tipo di affidamento di lavori, servizi, opere e forniture per bando pubblico alcune tipologie di contratti, ovvero quelli relativi alla produzione e al commercio di armi, munizioni e materiale bellico, i contratti secretati o che richiedono particolari misure di sicurezza, i contratti aggiudicati in base a norme internazionali (che sono invece curati dal Ministero degli affari esteri); contratti che riguardano l’acquisto o la locazione di terreni o immobili, l’acquisto o la produzione di programmi destinati alla trasmissione radiotelevisiva, riguardanti i servizi di arbitrato e di conciliazione, contratti concernenti servizi finanziari all’emissione o al trasferimento di titoli, nonché i servizi forniti dalla Banda d’Italia; concernenti contratti di lavoro, e servizi di ricerca i cui risultati ricadano fuori dall’interesse e dal possesso del soggetto appaltante; contratti relativi a servizi di autotrasporto pubblico mediante autobus; ed infine sono esclusi da questo tipo di procedura gli appalti aggiudicati per l’acquisto di acqua e per la fornitura di energia o di combustibili destinati alla produzione di energia.
Guide agli appalti pubblici
Per districarsi nel complesso mondo degli appalti pubblici si può iniziare rivolgendosi agli sportelli del proprio Comune; questo è infatti il luogo in cui lo Stato, con le sue leggi, incontra più da vicino il cittadino, ed è qui che si può richiedere assistenza gratuita in materia di bandi pubblici e gare d’appalti. Oltre agli sportelli pubblici ci sono in rete numerosissime guide utili: oltre alla pagina della Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana (www.gazzettaufficiale.it), che raccoglie tutti i bandi di concorsi, esistono siti come www.infoappalti.it e www.appaltiinlinea.it che dividono i bandi di gara in base all’ambito di interesse ed al luogo di pertinenza, e soprattutto forniscono un supporto mediante pagine dedicate a normative, prezzari, e rassegna stampa specializzata.
Foto: ArtmannWitte – Fotolia
Il reato di abuso edilizio consiste nella realizzazione di opere edilizie senza che ci sia stata una previa concessione edilizia, o anche nella realizzazione di opere non pienamente conformi a tale concessione e/o alle normative vigenti.
Può accadere che delle aziende o delle fabbriche siano fortemente legate al territorio in cui nascono, o perché riescono a far fruttare il potenziale che quel territorio possiede, o perché col tempo diventano luoghi simbolo per gli abitanti che vivono in quel territorio. Non sempre è così, però, e lo è meno che mai nel mondo globalizzato.
L’utilizzo di un materiale ad alta resistenza al calore e agli agenti atmosferici, quale è l’amianto, ha per decenni costituito un fenomeno importante per l’edilizia e non solo. Ma la scoperta dei danni che apporta alla salute ha reso questo materiale illegale. 
Abitare, nel ventunesimo secolo, non significa più semplicemente vivere in una casa bensì vivere la casa, non importa se in affitto o di proprietà. Intorno ai diversi modi di arredare l’ambiente in cui si vive si sono sviluppate, sin dalla seconda metà del Novecento, dinamiche commerciali che sfociano oggi in imprese multinazionali di arredamento.